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nov 10

Sull’onestà di Report, d’ora in avanti, avrò seri dubbi

Ciao a tutti,

vi invito a leggere l’editoriale di oggi di Marco Travaglio che mette fine ad 15 giorni di falsità ed inesattezze su quanto emerso dalla puntata di Report. La domanda alla quale attendo ancora una risposta però è: “Chi ha commissionato/obbligato Report a commettere questa caduta non solo di stile ma di onestà giornalistica e di completezza di informazione?”

Inoltre vi allego a questo link il dossier “Alle bugie rispondiamo con la verità dei fatti” preparato per rispondere alla campagna di diffamazione contro l’Italia dei Valori ed il suo Presidente Antonio Di Pietro.

Ora buona lettura di questo articolo molto interessante!

Due pesi e due Schifani

Dopo Servizio Pubblico si chiude il caso Di Pietro che, depurato dalle balle e dalle inesattezze che l’hanno costellato, si riduce ad alcune sconvolgenti scoperte (peraltro note da anni) : nel 1995 una ricca signora donò 1 miliardo di lire per sostenere l’allora pm in aspettativa, bersagliato da processi infondati a Brescia su denuncia di alcuni amici di B. ; la stessa cifra fu donata a Prodi che, diversamente da Di Pietro, era già in politica ; Di Pietro usò la donazione personale in parte acquistando una casa a Busto Arsizio, dove poi tenne le prime riunioni della nascente Idv, in parte per metterla in piedi, finanziata com’era dalle sue tasche e da contributi spontanei (l’Idv entrò in Parlamento solo nel 2006); la prima Idv era controllata da un’associazione omonima formata da Di Pietro, dalla moglie e da un paio di fedelissimi, per evitare (in pieno regime berlusconiano) che qualche infiltrato scalasse il partito ; nel 2009 l’Idv cambiò statuto e si aprì a una gestione più collegiale ; in un paio di casi Di Pietro affittò propri immobili al partito, a canoni ribassati rispetto a quelli di mercato, una volta in seguito a un improvviso sfratto ; nel suo appartamento romano furono ricavate due stanze per l’amministrazione Idv, tinteggiate e ammobiliate con fondi del partito (7 mila euro), dopodiché il mobilio fu trasferito nella nuova e più ampia sede. Per aver manipolato ad arte queste vicende, insinuando un uso personale di fondi pubblici, il Giornale e le sue fonti (riproposte senza prese di distanze da Report) sono stati condannati tre volte dal Tribunale civile di Monza a risarcire Di Pietro con 344 mila euro per le falsità e le diffamazioni subìte. Motivo : “ Il postulato di fondo è la presunta commistione tra il patrimonio immobiliare personale di Di Pietro e quello del partito Idv … che –nonostante l’archiviazione del procedimento penale che si è occupato della questione –viene comunque prospettata quale congettura sottesa agli interrogativi del giornalista, all’evidente scopo di screditare la credibilità e l’immagine del leader ” con “ volute inesattezze e reticenze, così da accreditare la tesi del giornalista che, interrogandosi sulle proprietà immobiliari di Di Pietro e dei suoi familiari (‘Ma quante case ha l’onorevole Di Pietro? E con quali soldi le ha comprate? ‘) in rapporto ai redditi dallo stesso dichiarati e al patrimonio della società immobiliare di sua proprietà (Antocri)… intende chiaramente alimentare il dubbio che gli acquisti siano frutto di un illecito storno per fini privati dei fondi del partito e quindi anche dei rimborsi elettorali”. Il Tribunale di Roma, archiviando analoghe denunce dell’ex dipietrista Di Domenico, ha stabilito che “ anche in punto di fatto, prim’ancora che nella loro rilevanza giuridica, i sospetti avanzati in merito alle citate operazioni dell’avv. Di Domenico sono risultati infondati”, “ non essendo in alcun modo emerso che Di Pietro ebbe a trarre personale vantaggio dalle operazioni ai danni del partito”. Di queste sentenze nessuno dei censori di Di Pietro ha tenuto conto. Ma ora hanno la grande occasione per riscattarsi : riservare lo stesso trattamento ad altri politici. Per esempio Renato Schifani. Non per motivi penali (la Procura di Palermo chiede l’archiviazione dell’indagine per mafia). Ma morali, se è vero che –come anticipato dalla Stampa –i pm confermano i suoi rapporti con uomini di mafia. E da ieri anche per motivi politici : il noto statista ha dichiarato che per la legge elettorale “ ce la sto mettendo tutta, altrimenti Grillo dal 30 va all’ 80% ”. Viva la faccia : la seconda carica dello Stato confessa che la legge elettorale serve a impedire a una lista di vincere le elezioni. Si attendono con ansia indignati commenti e reportage dei censori di Di Pietro. Anche per sfuggire a un fastidioso sospetto, ben descritto a suo tempo da Longanesi : “ Credono che la morale sia il finale delle favole”.

Marco Travaglio

(tratto da “Il Fatto Quotidiano” del 10/11/2012)

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